Life in a bubble: intervista ad un giovane disegnatore

Conosco Flavio da sempre, oltre ad essere un grande amico abbiamo collaborato spesso su progetti grafici, il logo di Avocado tree è opera sua, così come l’mmagine di copertina per questo post. Questa fantastica intervista è un modo per raccontare una storia estremamente affascinante, la storia di un giovane disegnatore e fumettista che cerca di raggiungere il suo sogno. Se siete interessati al mondo del disegno e dei fumetti non potete perdervi questa lettura, ma che siate interessati o meno vi consiglio di leggere questo post perchè potrete trarne delle lezioni di vita straordinare sulla passione e la determinazione nell’inseguire i propri sogni.

Ecco a voi l’intervista a Flavio Ciccolini:

Quando e come è nata la passione per il disegno?

Da che ho memoria ho sempre disegnato. Disegnare e raccontare mi è sempre venuto naturale, ma credo che sia diventato la mia passione più o meno durante il mio primo periodo scolastico.

Quando hai deciso che da grande volevi essere un disegnatore ed in particolare un fumettista?

Ai tempi delle scuole medie. La mia materia preferita era letteratura italiana, purtroppo non ero particolarmente avvezzo alla scrittura. La mia professoressa al momento di riconsegnare i compiti in classe mi guardava e diceva di aver consumato un’intera penna rossa per correggere il mio compito. Quindi, la mia scrittura non era delle migliori, ma sapevo raccontare e disegnare. Allora decisi di svolgere il prossimo tema diversamente dai “canoni classici”. Al posto delle parole usai dei disegni che riassumessero ciò che avevo intenzione di scrivere. Non sto a spiegare lo scalpore che il mio tema suscitò nella scuola. La voce si sparse nell’istituto, addirittura mi capitò che un professore nei corridoi mi guardasse dicendo: “ecco il fumettista”. Da allora capii che quella sarebbe stata la mia strada. Per la cronaca il voto della verifica fu non sufficiente.

Sei mai stato criticato per la scelta, diciamo poco convenzionale, di voler diventare un disegnatore?

Si, soprattutto da chi mi stava intorno. La mia famiglia avrebbe voluto per me un lavoro più classico, lasciando i fumetti al tempo libero. In particolare mi è rimasto impresso il ricordo delle sonore risate dei miei professori e amici quando annunciai cosa avrei fatto dopo la scuola. Mi è costata fatica far capire che questo era un lavoro a tutti gli effetti.

E nonostante tutto hai deciso di proseguire

Certo, non vedo il motivo per cui fermarsi solo perché qualcuno non comprende quello che fai [grassetto mio], ed in particolare non concepisce qualcosa di diverso da un lavoro “tradizionale.” Vengo da un paesino di 800 persone, quindi per me è stato ancor più difficile far accettare la mia scelta, ma avevo la possibilità di far della mia passione un lavoro e ho semplicemente proseguito per la mia strada.

Dove hai studiato per diventare un disegnatore professionista?

Durante la fine del mio quinto anno di superiori vidi la pubblicità di una scuola di arti figurative, era la Scuola Internazionale di Comics. Una volta iscritto mi ritrovai immerso nel mondo dei fumetti. Questa scuola, che è una delle migliori d’Italia, mi insegnò tutto: dalla parte tecnica a quella “burocratica” che c’è dietro questo mestiere. Soprattutto mi permetteva di stare a contatto con i docenti, degli straordinari professionisti del settore.

A quali progetti partecipi o hai partecipato in passato?

Il mio primo progetto in assoluto si è svolto su un giornale locale come vignettista satirico, poi alcuni progetti per privati. Però ho lavorato in molti campi del disegno, come affrescatore, scenografo, grafico, ma la mia mèta rimane la Sergio Bonelli Editore.

Quali sono le opportunità per un giovane disegnatore oggi?

Beh, ce ne sono molte perchè questo è un lavoro a 360° e un disegnatore può spaziare dalle pubblicità sino ai libri didattici, passando per film, fumetti, videogiochi e molto altro. Poi la cultura Nerd si è espansa in maniera esponenziale negli ultimi 20 anni rendendo questo “movimento” davvero importante e alla portata di tutti.

È dura la vita da disegnatore? Qual è la tua routine giornaliera?

Non è duro quanto un lavoro da operaio, però non è una passeggiata, è un lavoro artistico che potremmo definire anche artigianale, dove si usa la mente. I ritmi possono essere davvero estenuanti, per quanto mi riguarda non ci sono orari stabiliti ma è naturale che più si disegna, meglio è. La mia non la chiamerei routine visto che può variare, per lo più disegno dalle 8 alle 12 ore al giorno. Tuttavia a volte è capitato anche che disegnassi 24-26 ore di seguito ma a quel punto la qualità del prodotto ne risentiva e decisi di pormi dei limiti. Ma il tempo impiegato nel disegno può variare da disegnatore a disegnatore.

Tornando indietro sceglieresti la stessa carriera?

Assolutamente si! credo che riuscire a trasformare la propria passione in un lavoro non sia una cosa da tutti i giorni ed io ho avuto la fortuna che ciò si realizzasse. La cosa difficile è far capire a chi ti sta intorno che fare il disegnatore è un lavoro in tutto e per tutto.

Sei su un’isola deserta e può portare un solo fumetto, quale scegli?

La scelta è molto difficile, ci sono molte variabili, la storia, i disegni, i colori, il genere, etc. ma se proprio dovessi scegliere direi un qualsiasi Dylan Dog scritto da Tiziano Sclavi.

Cosa consigli ad un ragazzo con la passione per il disegno che vuole intraprendere la tua stessa carriera?

Consiglio di osservare e disegnare tutto ciò che ci circonda: dall’uomo dormiente che sta seduto in metro, agli scorci paesaggistici. Leggere fumetti, riviste, giornali, libri di letteratura e tutto quelli da cui si può prendere spunto per una storia. E di guardare film, cartoni, serie tv perché tutto ciò parte da un disegno.

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