Pensieri pratici sul fallimento

Oggi, l’aver ricevuto una mail che mi informava che non avrei ottenuto il lavoro che desideravo mi ha costretto a pensare al fallimento. Spesso, come tutti del resto, ho dovuto sopportare la sconfitta in diversi ambiti, a scuola, a lavoro (o nella ricerca del lavoro, come in questo caso) e nella vita in generale. Non è la prima volta che mi sovvengono questi pensieri ma è la prima volta che finalmente decido di formalizzare quello che penso del fallimento e voglio farlo su questo blog.

Per prima cosa, ci tengo a chiarire che non mi sento un eroe. Vale a dire, un caso eccezionale di talento osteggiato dal fato. Anzi, sono una persona comune, che vive piccoli e grandi fallimenti tutti i giorni come ogni essere umano. Non mi sento speciale o chissà cosa. Insomma, spesso il fallimento me lo sono meritato, perchè non ho studiato abbastanza, perchè non mi sono impegnato abbastanza o semplicemente perchè ho affrontato una sfida più grande di me. Altre volte, a esser sinceri, il caso si è messo di mezzo, ma di certo non posso attribuire unicamente alla sfortuna i miei fallimenti. Per questo, prendetemi come uno dalle capacità nella media che vive una vita comune.

Secondo, mi piacerebbe scrivere qualcosa di nuovo ma mi rendo conto che tutto quello che ho da dire è stato già detto. Prendete queste righe più come delle considerazioni personali che, in realtà, probabilmente non sono nemmeno tanto personali. Sono sicuro che queste parole siano solo rielaborazioni subconscie di questo o quell’autore del quale ho letto e che mi ha influenzato ma che al momento non riesco a citare con chiarezza.

Nella speranza che possano aiutare qualcuno a superare un momento difficile:

  1. Ho sempre pensato che se sono le nostre azioni che ci definiscono (ed in un certo senso lo sono), fallire significa essere un fallimento. Punto. Avanti veloce fino ad oggi. Come dicevo, finalmente credo di aver che per tutti questi anni mi sono sbagliato. In un certo senso, non è esattamente quello che facciamo a definirci ma sono le scelte che prendiamo che contribuiscono a fare di noi ciò che siamo. Mi spiego meglio. Supponiamo di desiderare un nuovo lavoro, decidiamo di impegnarci a fondo per dare il massimo. La risposta è negativa, non siamo riusciti ad entrare e finiamo a mani vuote. Ora, abbiamo fallito? Mentre fino a ieri credevo che la risposta fosse semplicemente sì, oggi non ne sono più così sicuro. Non dico di essere totalmente certo che quello non costituisca un fallimento, dico che ad oggi il mio paradigma filosofico mi spinge a ricredermi in merito alla convizione che l’esito di un’attività sia la metrica giusta per giudicare. In altre parole, l’onere della prova non è sul risultato ma sulla scelta. A definirci non sono quindi i risultati delle nostre azioni, perchè queste risentono delle contingenze e delle influenze esterne, ma è quello che scegliamo di fare che definisce il fallimento. Non aver ottenuto quel lavoro non fa di te un fallimento, fintanto che hai scelto di dare il massimo. Potete pensarla come una scappatoia per non sentire il peso delle delusioni, e forse lo è, ma d’altronde se funziona ben venga, no?
  1. Fallire non è la fine del mondo. Ora starete pensado, “questa l’ho già sentita”, ed effettivamente non è nulla di originale. Però lo è per me, solo di recente (e dico molto di recente) ho finalmente compreso questa massima, che per quanto mi fosse stata ripetuta regolarmente non ho mai preso nemmeno in considerazione, nè tantomeno ho mai pensato potesse aver un fondamento. Oggi mi rendo conto che effettivamente fallire non è la fine del mondo. Se ci pensate, non importa quanto grandi la sconfitta e la delusione possano essere, alla fine della giornata tornerete a casa e potrete dormire del vostro letto, sarete con la vostra famiglia, potrete uscire con i vostri amici. Più vado avanti nella vita più mi accorgo che sono queste le cose che contano ed il resto è secondario.
  1. Qualcosa di buono può nascere dal fallimento. Quando qualcosa va storto tendiamo a focalizzare la nostra attenzione su quello che abbiamo perso. Invece, dovremmo concentrarci su quello che abbiamo guadagnato. Voglio citare di nuovo Jocko Willink, dal suo podcast:
  • Non sei stato promosso? Bene. Più tempo per migliorare
  • Non hai ottenuto finanziamenti? Bene. Abbiamo una quota maggiore della società
  • Non hai ottenuto il lavoro che volevi? Bene. Vai fuori, fai più esperienza, e costruisci un curriculum migliore
  • Ti hanno battuto? Bene. Hai imparato
  • Problemi inaspettati? Bene. Abbiamo l’opportunità di trovare una soluzione

Quando si presenta un fallimento o le cose vanno male, pensa a questo e ripeti: Bene. Poi rifletti su tutto quello di buono che può venire fuori dalla situazione che stai affrontando.

  1. Ci saranno nuove opportunità. Non sappiamo cosa ci riserva il futuro. L’opportunità che abbiamo sfiorato e perso oggi non era nemmeno nei nostri pensieri un anno o un mese fa. Il mondo è in continua evoluzione ed è possibile creare ogni giorno nuove occasioni. L’unica vera sconfitta permanente è smettere di provarci. Quindi, per quanto dura, fintanto che avrò la forza di provare ancora ed ancora non sarò sconfitto. Apro parentesi per la serie “la vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita”: nel bel mezzo della stesura di questo post ho ricevuto una chiamata da una società per la quale ho sostenuto un colloquio qualche tempo fa: mi hanno preso. É proprio vero che non sai mai cosa aspettarti nella vita, ed alcune volte le sorprese sono positive. Tutto bene quel che finisce bene immagino.

Come dicevo, chiudo questo post nella speranza che queste poche righe possano contribuire a farvi superare un momento difficile o che le possiate ricordare in futuro quando, inevitabilmente, verrete battuti in un qualche aspetto dell vita o dalla vita stessa. In quel momento, pensate sono le scelte che prendete a devinirvi, che fallire non è poi così grave, che c’è sempe qualcosa di positivo che ne può nascere e che domani si presenteranno nuove occasioni. L’importante è continuare a lottare ed inziare subito.

P.s. Questo articolo è stato pubblicato dalla mia nuova scrivania, nel mio nuovo ufficio.

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