Down Under: intervista a chi ha deciso di partire per l’Australia

Questa è la trascrizione dell’intervista a Francesco che ha avuto il coraggio di lasciarsi l’Italia alle spalle e trasferirsi in Australia per iniziare una nuova vita dall’altra parte del mondo, potete ascoltare la versione integrale di questa intervista qui.

Francesco, qual è stata la scintilla che ti ha fatto prendere la decisione di partire?

È sempre stato il mio sogno partire per venire a vivere in Australia. La scintilla è stata l’ultimo anno che ho passato a Milano, nel quale ero un po’ insoddisfatto del mio stile di vita. Sapevo che l’unico modo per partire era tramite un visto che mi avrebbe permesso di arrivare in Australia e di lavorare e potevo farlo solo prima di aver compiuto trent’anni, quindi era la mia ultima occasione visto che li ho compiuti a dicembre.

Qual è stata l’emozione che ti ha spinto a fare questo cambiamento?

Sicuramente la voglia di esplorare. Amo viaggiare e ho sempre viaggiato tantissimo. Sapevo che venire in Australia mi avrebbe permesso di visitare questa parte del mondo che è ancora inaccessibile, come le isole di Pacifico. Poi l’insoddisfazione è stata complementare, la mia vita a Milano era bella, avevo tutto quello che volevo ma ho deciso di cambiare il mio stile di vita. Vivere in un posto in cui la vita non è solo lavoro.

Quali sono stati i passi e le decisioni concreti che ti hanno portato alla partenza?

Le decisioni più importanti sono state dover dare le dimissioni dal lavoro, cosa non semplice ovviamente da giustificare a colleghi, amici e famiglia. Poi informarsi sul visto, che garanzie mi dava e cosa potevo fare con questo visto. Ho dovuto disdire la casa di Milano, se pensi alla tua vita hai una serie di cose che devi chiudere quando decidi di andar via, quindi ho fatto una lista di tutte le questioni burocratiche e le ho chiuse. Relativamente all’Australia in sé, bisognava capire quali erano le opportunità di lavoro.

Qual è stato l’impatto del dover lasciare il lavoro sul tuo morale?

Secondo me la lezione più importate di questa esperienza è stata quella di dover rimettersi in gioco. In queste situazioni hai un boost energetico, e devi capire che hai un valore sul mercato del lavoro, ti devi impegnare e devi prepararti per dei colloqui. Il dover lasciar tutto è una grande esperienza di vita, dover dire ricomincio da zero è molto più formativo rispetto al dire vado dall’altra parte del mondo con un posto fisso che mi aspetta. La cosa bella è stata arrivare senza certezze e dover far leva sulle mie conoscenze e sul mio curriculum. A volte ci facciamo tanti problemi ma basta lanciarsi, abbiamo tutte le carte per avere successo, se lo vogliamo davvero.

Uscire dalla Comfort zone, immagino, ti ha fatto crescere moltissimo

La Comfort zone è bellissima ma diventa scomoda quando ci rimani dentro per troppo tempo. Per crescere come persona bisogna uscire dalle proprie certezze e vedere le cose da un’altra prospettiva. Capire quali sono i tuoi limiti e i tuoi pregi, e fare leva su questi ultimi per approdare in un nuovo lavoro, trovare nuove amicizie e tutto il resto.

Come hanno reagito le persone intorno a te a questa tua decisione?

È divertente perché ho avuto consenso da tantissime persone, cosa che non mi aspettavo. Invece tutti mi hanno detto, vai, l’importante è che tu sia felice. Soprattutto i miei genitori, che mi hanno supportato in tutto. Questo mi ha tranquillizzato tantissimo. Perché i tuoi genitori investono tanto sulla tua educazione e su di te come persona e poi se gli dici, lascio tutto e me ne vado, hai paura che ti dicano di non farlo. La cosa bella è stata che proprio loro mi hanno spinto a fare quello che mi rende felice.

Ognuno deve prendere la propria strada insomma

Certo, ed è anche nel loro interesse avere un figlio che sia indipendente e intraprendente. Che non si lasci condizionare dalla vita che ci si aspetta per una persona di trent’anni. È nel loro interesse avere un figlio come dico io “un po’ matto.” Sono orgoglioso di loro come loro son orgogliosi di me. Comunque, in generale, la reazione di tutti è stata un po’ di stupore, però ho visto anche invidia, perché significa che non sono l’unico che pensa che si possa essere felici anche uscendo dalla Comfort zone.

24 ore di volo, arrivi in Australia, e che succede?

Un caldo micidiale. Non dormivo da giorni. Arrivo e non riesco ad entrare nella casa della mia amica che mi avrebbe ospitato ma che non c’è perché è in Europa. Alla fine riesco ad entrare, ma questo era per dire quanto ero sballato da quello che stava accadendo. I primi giorni ero un po’ frastornato, dal fuso orario, dal viaggio e da mille emozioni in circolo. I primi giorni ho visitato Sydney e poi ho iniziato a lavorare sul mio curriculum, e ho speso un paio di settimane per avere un curriculum perfetto. Ho inviato i primi CV ed ho ricevuto tantissime chiamate per i colloqui. Poi ho deciso di accettare una delle tre offerte che ho ricevuto.

Puoi descrivere l’ambiente Australiano a chi non lo conosce?

Due caratteristiche. La natura è spettacolare, tutto, al di fuori delle città, è allo stato brado, complice il fatto che il continente è stato civilizzato solo 200 anni fa. Ci sono tante specie presenti solo in questo continente, il mare è molto pulito. Questo si rispecchia anche nello stile di vita, che è la seconda caratteristica, che è molto più aperto e rilassato rispetto a quello stressato dell’Europa. Ad esempio il tuo capo ci tiene al tuo benessere come persona, e l’importate è farsi una birra dopo il lavoro. Quindi, stile di vita, natura e persone molto attente al rispetto della natura stessa. C’è una grossa attenzione verso la preservazione dell’ambiente, ad esempio non puoi importare cibo o semi. Noi Europei dovremmo imparare.

Quali sono le altre differenze in termini culturali?

La prima è che qui la formalità qui non esiste. La gente cammina per la strada scalza e in costume e anche sul lavoro è tutto molto più casual. Poi qui sono molto attenti alla forma e fanno tanta attività fisica. Io ho iniziato a fare bootcamp. In generale, c’è una forte attenzione al benessere fisico, dallo sport, al mangiar sano al trattenersi con l’alcol. Tutti vogliono essere “super, super healthy.”

Qual è la tua giornata tipo?

I giorni in cui vado a lavorare mi alzo prestissimo, alle 6 o alle 6 e mezza. Quando mi alleno mi devo alzare anche alle 5 e un quarto per andare al parco. Torno a casa e preparo la colazione che mi porto in ufficio. Inizio a lavorare alle 8 e un quarto e da lì sono al PC fino alle 18:30-19. Poi vado a casa e invito amici a cena o parlo con gli Italiani su Skype. Poi vado a letto molto presto perché la mattina dopo vado ad allenarmi di nuovo o voglio arrivare presto in ufficio. Tutto è un po’ più spostato verso l’inizio della mattina, per finire presto la sera. Il sabato faccio sport, faccio spesa e magari esco per un aperitivo nel pomeriggio. La domenica solitamente vado in spiaggia e faccio surf, di solito durante la mattinata.

Quali sono i cambiamenti più radicali rispetto alla vita a Milano?

Il cambiamento più radicale è stato il fatto di essere molto meno stressato. È veramente il beneficio più grande che ho visto. Ad esempio, lavoro di più e dormo di meno, ma sono molto meno stressato. Esco dall’ufficio e sono tranquillo, so che ho fatto bene il mio dovere e non ho tanti pensieri per la testa. L’attività fisica poi aiuta nell’essere meno stanco e più rilassato. Secondo me la stanchezza fisica molto spesso non viene dal dormire poco o dal fare tante cose, ma dallo stress e dai troppi pensieri per la testa.

Ci sono differenze tra la realtà e le tue aspettative prima di partire?

È un’ottima domanda, perché delle volte idealizzi le cose. L’Australia mi piace tantissimo. Quello che mi aspettavo si è realizzato tutto. Mi aspettavo forse che il rapporto con l’Italia fosse un po’ diverso, nel senso che sto soffrendo il fuso orario tra Italia e Australia, che sta cambiando le mie relazioni con gli Italiani. Adesso ci sentiamo molto meno. Speravo che il fuso non fosse un problema ma lo sta diventando. Poi pensavo che gli Australiani fossero più “sempliciotti” e mi aspettavo sarebbe stato facile emergere al livello lavorativo. Invece, magari sì, le persone sono semplici in termini di contenuti e non hanno la profondità che abbiamo noi nei discorsi, ma sono molto più bravi nel comunicare e nelle soft skills. Sto imparando a coltivare la parte relazionale che in Italia non consideriamo molto. Qui sanno come raggiungere un obiettivo anche con meno contenuti. Loro [gli Australiani] puntano molto sul capire e sviluppare i punti di forza di ognuno. Riescono a mettere insieme tante persone diverse, farle comunicare e raggiungere un obiettivo. Noi invece mettiamo tutti in una stanza, indipendentemente dalle loro caratteristiche, e identifichiamo un leader che deve guidare. Qui si coltivano le migliori peculiarità di ognuno, è una società più democratica in questo senso.

Quali sono i piani per il futuro?

Mi aspetto di viaggiare e vedere il paese. Vedere i canguri e tutta la parte più isolata ed incontaminata dell’Australia. Insomma, vorrei rimanere qui, mi sono dato quattro anni prima di decidere se tornare. Penso che ritornerò a vivere in Europa prima o poi, ma se le cose continuano ad essere così belle come sono adesso perché non rimanere.

Quindi nei tuoi piani c’è l’idea di tornare?

Ti dico di sì, però vedo l’Europa come un posto dove invecchiare. A trent’anni hai più forza per viaggiare e quindi vorrei scoprire tutta questa parte del mondo. E per vedere tutto devi darti anni.

C’è questo sentimento, questa attrazione verso casa?

Sì, e sono contento che ci sia. Ma sono contento anche di averlo messo da parte. Quando sarà necessario tornare in Italia ritornerò, ma per il momento non ho esigenze di essere fisicamente lì. Voglio godermi questa libertà. Certo, non è facile essere così distante però l’importante secondo me è essere felice e vedere la tua famiglia felice e tranquilla. Poi, è chiaro casa ti mancherà sempre. Diciamo che anche quando ero a Milano non tornavo spesso a Cremona. È più l’idea di dover dire, se succede qualcosa devo prendere un volo che ci impiegherà tantissimo. Ma se andiamo avanti con i sé e con i ma non ti sposti più.

È importante prendere la decisione che in quel momento pensi possa rendere felice

Sono d’accordo, poi è impossibile sapere a priori se quella decisone è giusta o sbagliata. Devi prendere le conseguenze positive e far pace con quelle negative.

Che consiglio ti senti di dare a chi vuole partire?

Capire cosa fare a livello pratico. Non avrei mai pensato che ci fosse tutta questa burocrazia. Ci sono cose che devi chiudere, e farle ti aiuta a voltare pagina. Il secondo consiglio è: buttati, non farti troppi pensieri, io avevo mille dubbi prima di partire ma ho sempre avuto l’idea che me la sarei cavata. Quindi, capisci cosa vuoi fare, sbriga le questioni pratiche e buttati, abbi fiducia nelle tue capacità.

La prima lezione di surf che ho fatto mi ha aiutato a capire che in ogni caso, come andrà, andrà sempre bene. Quando sei in mezzo all’acqua e le onde sono fortissime e ti ribaltano hai paura di affogare. Ma i surfisti sanno che prima o poi riemergi a galla. Così come un’onda, il cambio di vita ti può travolgere, ma prima o poi ritorni a galla e ricominci a respirare.

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