Elettromagnetismo – parte IV: i pericoli dei cellulari

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Tutto ebbe inizio

È il 3 aprile 1973 quando Martin Cooper, ingegnere della Motorola, usa per la prima volta un telefono cellulare. L’attrezzatura aveva un peso di 1,1 Kg, impiegava 10 ore per ricaricarsi e aveva un’autonomia di chiamata di 30 minuti. Dieci anni dopo, nel 1983, il primo cellulare fece il suo ingresso sul mercato con il Motorola DynaTAC 8000X.

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Martin Cooper e il primo cellulare

Da quel momento, iniziò la gara delle compagnie telefoniche per la costruzione del network di antenne necessarie a connettere questi dispositivi. Ad oggi, più di 5 milioni di ripetitori per telefonia sono presenti nel mondo. Curiosamente però, nessuno ha mai condotto delle ricerche per accertarsi che non ci fossero conseguenze sulla salute dell’esposizione a lungo termine alle radiazioni elettromagnetiche che vengono emesse. Insomma, la rete è stata costruita senza assicurarsi prima che fosse sicura.

La rete

Il tempo passa, e con così tanti telefoni e ripetitori ci si aspetterebbe che oggi esista un organo regolatore con lo scopo di vigilare sull’assoluta sicurezza di questi apparecchi, in grado di imporre severi limiti e che si assicuri che l’industria delle telecomunicazioni utilizzi la massima cautela. Sfortunatamente, non è così.  Quello cha abbiamo oggi è l’ICNIRP (International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection). Fondata nel 1992, il compito dell’ICNIRP è analizzare la letteratura sulle radiazioni non ionizzanti e riassumerla per arrivare a delle conclusioni. Il risultato dell’attività dell’ICNIRP è una serie di linee guida sul tema, adottate dalla maggior parte dei paesi Europei, con l’appoggio dell’Unione.

ICNIRP

Ma tutti i limiti imposti non hanno nulla a che fare con gli effetti sulla salute a lungo termine. L’unico requisito per una tecnologia wireless deve rispettare per essere considerata sicura è assicurarsi che le radiazioni emesse non abbiano un effetto termico sul corpo umano, che si verifica quando le radiazioni sono molto concentrate, come nel caso dei microonde. In sostanza, se un campo magnetico non ti scioglie come un ghiacciolo al sole, è considerato sicuro. L’ICNIRP è semplicemente irrilevante per quanto riguarda la salute umana. Eppure, la maggior parte degli stati definisce i limiti sulle onde elettromagnetiche in base alle linee guida emesse da questo organo.

Se questa è la situazione riguardo ai ripetitori e alle nnEMF che vengono generate, qual è quella dei cellullari che usiamo tutti i giorni?

I telefoni cellulari

Il cellulare è stato una delle tecnologie più rivoluzionare degli ultimi vent’anni. Da più di un chilo a pochi grammi, con decine di funzionalità aggiunte nel corso del tempo, nel 2017 4,77 miliardi di persone ne posseggono uno e si stima di superare i 5 miliardi nel 2019. L’età media a cui si riceve il primo cellulare? 8 anni.

I cellulari funzionano grazie alla capacità di emettere e ricevere frequenze elettromagnetiche. Tenere il telefono vicino alla nostra testa significa essere inevitabilmente esposti. Il cervello reagisce queste radiazioni? Quello che abbiamo visto fino ad ora dovrebbe avervi convito di sì. Ma guardiamo adesso alle evidenze.

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Effetto termico dell’uso del cellulare. In rosso le temperature più alte dopo 15 minuti di utilizzo

La dottoressa Nora Volkow ha studiato 47 persone adulte per un intero anno. Ai partecipanti sono stati posti vicino alle orecchie due cellulari. Misurazioni effettuate con entrambi i cellulari “OFF” e poi uno “ON”. Durante l’esposizione, gli individui sono stati sottoposti ad una PET con contrasto, una tecnica che restituisce immagini del cervello e delle aree di attività. L’obiettivo era valutare quanto glucosio viene utilizzato dal cervello durante l’esposizione. L’utilizzo del glucosio è un marker che indica cambiamenti nell’attività del cervello in risposta a determinati stimoli, in questo caso le nnEMF prodotte dai cellulari. In sostanza, quando il cervello è stimolato il consumo di glucosio aumenta. I risultati dello studio sono chiari. Un’esposizione di 50 minuti ad un cellulare è associata con un aumento del consumo di glucosio nell’area più vicina all’antenna. Anche se le nnEMF emesse dai telefoni vengono considerate di bassa intensità sono in grado di avere un effetto sul cervello, a livelli ben inferiori ai livelli consentiti per legge. Se credete che 50 minuti facciano riferimento ad un periodo irrealistico, pensate a quanti minuti passate al telefono in una giornata tipo. Se questo non bastasse, questo studio evidenzia che sono sufficienti 5 minuti per avere effetti significativamente negativi sulla memoria.

Glucosio-cervello-cellulari
Sulla sinistra, con cellulare ON, il lobo frontale destro del cervello dimostra un consumo di glucosio superiore rispetto al cellulare OFF

Chiarito che i cellulari causano una reazione nel cervello, dobbiamo analizzare un aspetto ancora più rilevante: come le onde elettromagnetiche vengono assorbite dal cervello stesso. Paramento conosciuto come S.A.R. (Specific absorption rate) che esprime l’energia elettromagnetica assorbita dal corpo umano quando questo viene esposto all’azione di un campo elettromagnetico. Tecnicamente, il SAR è definito come la quantità di energia elettromagnetica che viene assorbita nell’unità di tempo da un elemento di massa unitaria di un sistema biologico, la sua unità di misura è J/s*Kg=W/kg (Watt su chilogrammo).

Il SAR viene misurato in questo modo: utilizzando una testa artificiale, chiamata SAM (Specific Anthropomorphic Mannequin) phantom, riempita con una miscela di glucosio che dovrebbe rappresentare il cervello. Una sonda misura la quantità di radiazioni che penetra la testa artificiale e permette di calcolare il SAR in base a quanta energia viene assorbita. Nell’UE il limite è di 2W/kg con riferito ad un volume contenente una massa di 10 grammi di tessuto. Negli US il limite è 1.6W/kg riferito ad un volume contenente una massa di 1 grammo di tessuto. Molti cellulari sul mercato producono onde che producono un SAR al limite del consentito.

SAM phantom
SAM phantom

Proteggere il cervello, anche dalle radiazioni, è compito del cranio. Più spesso il cranio, inferiore il SAR. Ma abbiamo visto che i bambini ricevono, in media, il primo cellulare a 8 anni di età. Il cranio di un bambino è molto più sottile di quello di un adulto. Quindi sarebbe lecito aspettarsi che il SAR venga misurato in base allo spessore del cranio di un bambino, ma non è così. Il SAM viene prodotto prendendo come riferimento la media di 10.000 teste umane, appartenenti al personale militare Statunitense. Di sicuro, un soldato Americano medio ha una testa più grande ed un cranio più spesso di un bambino di 8 anni. Quindi, è ragionevole pensare che buona parte dei cellulari eccedano i limiti di sicurezza nei confronti dei bambini. Chi ha definito questi standard? L’ICNIRP. Le persone che lavorano ai cellullari sono principalmente ingegneri e non hanno idea degli effetti delle onde elettromagnetiche su un organismo vivente. Se c’è una lezione da trarre è che i bambini dovrebbero essere tenuti a debita distanza dai cellulari.

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L’assorbimento delle onde dei cellulari in base all’età.

Cellulari e cancro

La WHO classifica le nnEMF come potenziali carcinogeni, sulla base di diversi studi. Alcuni evidenziano degli effetti in questo senso, altri nessuno. Ma lo studio definitivo in materia è stato condotto dal dr. Lennart Hardell, professore di oncologia nell’ospedale universitario di Örebro, Svezia. Dagli anni ’90, la ricerca ha analizzato le abitudini di utilizzo del cellulare di oltre duemila persone in tutto il mondo. La conclusione è chiara: aumento del rischio di neurinoma acustico and glioma per chi usa il telefono cellulare. Inoltre, la ricerca evidenzia perché gli studi precedenti hanno mostrato alcun effetto. Ovvero, esiste un periodo di latenza di almeno 10 anni prima che il cancro si sviluppi. Questo è sconvolgente, significa che la maggior parte dei tumori non sono ancora arrivati semplicemente perché le persone non hanno utilizzato i telefoni cellullari abbastanza a lungo. Con l’esplosione del mercato negli anni ’90, solo ora vediamo gli effetti.

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Abbonamenti a piani tariffari mobili nel mondo. Da notare l’esplosione da fine anni ’90

Cosa sta facendo l’industria?

Nel manuale di utilizzo del vostro cellulare c’è qualcosa che nessuno ha mai letto. Tutti i produttori fanno ben chiaro che il dispositivo deve essere tenuto ad una certa distanza dal corpo. Nel caso del BlackBerry, nella sezione “Important safety precautions” si legge “Keep the smartphone at least 0.59 in. (1.5 cm) away from your body.” Ovvero, tenere lo smartphone ad almeno 1.5 cm di distanza dal corpo. Per altri, come iPhone, si legge “iPhones SAR measurement may exceed the FCC exposure guidelines if positioned less than 5/8 inch (15 mm) from the body” e “keep iPhone at least 5/8 inch (15 mm) away from the body, and only use carrying cases, belt clips, or holders that do not have metal parts and that maintain at least 5/8 inch (15 mm) separation between iPhone and the body. Ovvero, tenere il telefono ad almeno a 1,5 cm di distanza, altrimenti i limiti di esposizione potrebbero essere superati.

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Il cellulare viene usato così, a contatto con la testa

Se le radiazioni sono così innocue, perché specificare una cosa del genere? Soprattutto quando tutti appoggiano il ricevitore all’orecchio e tutti mettono il telefono in tasca? È evidente che anche i produttori sono consci dei pericoli dei cellulari, ma la loro principale preoccupazione è proteggere sé stessi dal punto di vista legale. Al pubblico non rimane che qualche riga in fondo ad un manuale che nessuno ha mai letto.

Conclusione

È chiaro come ci siano evidenze incontrovertibili sui potenziali danni derivanti dall’uso del cellulare e dall’inquinamento elettromagnetico sempre più pervasivo. La scienza ufficiale e gli organi che dovrebbero proteggere la salute pubblica sono inermi, se non collusi, con l’industria delle telecomunicazioni che spinge per incrementare ancora la potenza e la presenza dei segnali. Con l’avvento del 5G la situazione non potrà che degenerare. Stiamo per assistere ad un’epidemia di patologie legate alle nnEMF, di cui i tumori sono solo la punta dell’iceberg. A questo punto non ci resta che indagare proprio i meccanismi che innescano i tumori, che, senza dubbio, sono causati anche dalle onde elettromagnetiche, comprese quelle dei cellulari.

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Riferimenti

 https://www.youtube.com/watch?v=h59ONN2hJ_k

http://www.icnirp.org/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3184892/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29324924

https://cellphones.procon.org/view.resource.php?resourceID=003054

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17409179

https://data.worldbank.org/indicator/IT.CEL.SETS?end=2016&start=1960&view=chart

http://help.blackberry.com/ro/content/sib/priv/stv100-4/Safety_and_Product_Information_PRIV_stv100-4_en-us.html

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