Lasciarsi andare, come vivere le emozioni

Non sono mai stato bravo con le emozioni. Non sono mai stato bravo con le persone. Il che rende la combinazione delle due cose piuttosto difficile da sopportare. C’è qualcosa di particolare nel rapporto con gli altri che mi ha sempre intimidito, soprattutto quando si tratta di dire ad alta voce quello che penso e sento.

La sola idea di dire a qualcuno: “questo è quello che sento per te” mi paralizza. Non solo nel rapporto tra uomo e donna, ma anche in quello da amico ad amico, da figlio a genitore, da collega a collega, da essere umano a essere umano.

La causa l’ho sempre conosciuta. Anche se solo di recente sono stato in grado di metterla in chiaro a me stesso. Il vero colpevole è la paura di essere rifiutato. Nessuno può dirti di no se rimani chiuso in te stesso. Il silenzio è la fortezza più sicura quando si ha paura di non essere accettati.

Su questo sto facendo passi avanti. Il primo è stato esplicitare il problema. È il primo passo verso la guarigione dopo tutto. Sono stati necessari solo 25 anni della mia vita per capirlo. Quando ti guardi dentro abbastanza a lungo gli occhi si abituano all’oscurità, e prima o poi, dolorosamente, riesci a scorgere qualcosa. Dopo aver riconosciuto l’oggetto, però, è doveroso per poter andare avanti, raccoglierlo e portarlo alla luce del sole. A quel punto bisogna mostrarlo al mondo, e dire: “questo è il motivo per il quale sono così”, senza vergogna, dopo tutto nessuno si sceglie i propri difetti. Né quelli fisici, né quelli dell’animo. Così facendo si inizia il percorso più difficile.

Il secondo passo è accettare quello che deriva dal problema. Le proprie azioni, comportamenti, sentimenti e stati d’animo che nascono da quella frattura interna. Nel mio caso, sentirsi soli. Ho imparato, amaramente, che il mio stato di benessere mentale è come un’onda. Nelle giuste condizioni posso sentirmi il re del mondo -anche perché lo sono-, mentre in altre -mentre scrivo queste righe- mi sento come abbandonato su un’isola deserta. Solitudine. Ora, dipendere dai fattori esterni come la validazione degli altri non è una buona cosa. La scuola stoica diceva che tutto quello che ci succede intorno non ha valore finché non siamo noi a darglielo. Quello che accade nel mondo è per sua natura neutrale finché la nostra testa non decide se è positivo o negativo. Quindi, siamo solo noi ad essere in controllo sulle nostre emozioni. La verità però è ben lontana. Dal punto di vista fisico sono riuscito a passare dalla parte degli stoici: una doccia fredda non fa paura perché posso controllare la risposta del mio corpo e convincermi che va tutto bene. Le docce fredde metaforiche, quelle sono un’altra storia. Solo l’idea di venire respinto, giudicato o non apprezzato mi mandano al manicomio. Avete mai provato a riavvolgere il nastro di una conversazione o di una giornata per capire cosa fosse andato storto? Click, whiiir. Cosa avrò detto di sbagliato? Ho parlato troppo? O troppo poco? Click, whiiiir. Certo, presentarsi in quel modo è da idioti. Click, whiiiir. Avrò insistito troppo con questo cliente? Click, whiiiir. Comunque la maglietta faceva schifo.

Ovviamente, riavvolgere il nastro e premere play viene a un certo prezzo. Il prezzo è un’iniezione nel cervello di cortisolo e altre molecole dello stress. E la cosa peggiore è che non riesci a smettere. Come se rivivere ancora e ancora gli stessi momenti possa cambiare le cose. Certamente, non è così. Sono dipendente dal dolore autoinflitto. Non conto più le notti insonni, aggrappato all’ultimo replay. Click, whiiiir. Ho imparato ad accettare questa debolezza. So che farsi del male ripensando al passato è la cosa peggiore che si possa fare. Sono totalmente consapevole, credetemi, che dovrei prendere la decisione netta di farla finita con questo Click, whiiiir. Ma potete biasimarmi? Potete incolpare un tossicodipendente per la sua ricerca continua di una dose. Ma di certo così non lo aiuterete. Per quello serve un metodo, un percorso di recupero. Per quello serve il terzo passo.

Il terzo passo, quello più difficile è lasciarsi andare. Semplice, basta dire: “questo è quello che provo”, hai problemi con la cosa? Affari tuoi. Facile vero? Eppure, nonostante gli sforzi non ce l’ho mai -ancora- fatta. La sola idea di essere diretto, confrontarmi con gli altri ed essere me stesso mi terrorizza. Sei ridicolo mi dico. Chi vuoi ti prenderà sul serio. Non fare il bambino. E poi, chi sei tu per poter imporre quello che pensi ad un’altra persona? Il rischio è chiaro: essere dismessi come pazzi, egoisti, piccoli. Questo è esattamente quello che mi passa per la testa quando vorrei urlare quello che penso: “chi sei tu per intrometterti così nella vita di qualcuno! Non fare drammi! Non fare il bambino!” Su questo, a dire il vero, ancora non ho le idee chiare. Dovrei effettivamente lasciarmi andare oppure comportarmi da persona adulta e rimanere in silenzio? Qual è il prezzo delle due scelte? La prima potrebbe essere come venire travolti da un treno merci, doloroso ma istantaneo. Potrebbe anche distruggere dei rapporti in un momento. La seconda invece coinvolge notti insonni, amarezza e un senso di solitudine. Certo, sono sicuro di non ferire nessun’altro ma l’unica persona che ferisco sono io. Su quale sia la decisione migliore sono incerto. Potrebbe darsi che ognuna di esse abbia un valore in base al caso specifico. Confrontare direttamente gli altri potrebbe essere in alcuni casi la cosa migliore. Dopotutto, ho passato tutta la mia via a preoccuparmi di non deludere nessuno per non essere rigettato, facendo del male solo a me stesso. Provare ogni tanto a fare il contrario potrebbe rivelarsi una sorpresa. Egoista, forse, ma tant’è.

La via di mezzo è l’ultima delle mie strategie. La più meschina, ad essere onesti, ma è quella che sto sperimentando adesso. Ferire o essere feriti è una decisione che puoi prendere quando esiste un rapporto abbastanza saldo che una volta rotto fa male. Quando il rapporto è breve, superficiale o perfino non esistente, nessuna delle due opzioni si presenta. Trovarsi spesso in questa situazione significa evitare di saldarlo questo rapporto in primo luogo. Lavorare sulla quantità. Conoscere tante persone nuove, ottenere il possibile senza attaccamento emotivo ed andare oltre. Vigliacco? Forse. Almeno così evitiamo drammi per tutti. Non sto dicendo che sia la cosa giusta da fare. Dico solo che se non riesci a sopportare il dolore l’unica alternativa è distrarsi.

Mi piacerebbe fare il terzo e ultimo passo. Lasciarmi andare. Vivere le mie emozioni senza pensare troppo alle conseguenze. Essere onesto. Ferire qualcuno ed essere feriti di tanto in tanto ma con la consapevolezza di essere stato sempre sincero. Ma è la parte più difficile. Non so quanto tempo sarà necessario e se mai riuscirò a cambiare me stesso in questo senso. Quello che posso fare è provarci, vivere il presente. Niente più replay. Niente notti insonni. Niente paura. Lasciarsi andare però sembra essere il passo più difficile.

 

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