Cos’è il Biohacking: intervista a Manlio di Biohackers Italia

Manlio, parlaci di te

Io sono un ingegnere meccanico e lavoro nel settore Oil&Gas. Ho iniziato nel mondo del biohacking perché, pur non essendo mai stato obeso, sono sempre stato sovrappeso e ho sperimentato tante tipologie di dieta ed esercizio fisico. Quando sono stato trasferito per lavoro a Houston, Texas ho raggiunto un limite di peso inaccettabile. Nonostante le diete, tra cui veganismo e fruttarianesimo, non sono mai stato bene. Non avevo energia e l’esercizio fisico era uno stress aggiunto a quello lavorativo e non ne valeva la pena. Nella mia ricerca è spuntato il marchio Bulletproof, il primo contatto che hanno molti con il biohacking. Ho iniziato quindi prima la dieta Bulletproof e poi da lì chetogenica, paleo e ottimizzazione delle performance umane.

Ho seguito il corso da Bulletproof Coach, oggi Coaching per sviluppo del potenziale umano, a Pasadena, California. Sono stato il primo italiano a conseguire la certificazione da Bulletproof Coach.

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Manlio con Mark Alexander (fondatore di Paleo f(x) e di ARX) e Dr. Doug McGuff (Body By Science)

Cosa significa biohacking?

lo definisco il biohacking un approccio olistico al sistema umano. In sostanza, è l’arte di alterare il sistema interno e quello esterno per modificare la propria biologia e la propria performance. Agendo su molteplici parametri, tra cui dieta, esercizio fisico e sonno, si affina il rapporto costi-benefici in termini di potenziale umano. Parliamo di produttività, risultati fisici e mentali.

Quali sono i pilastri del biohacking?

Ottima domanda, nel biohacking ci si muove in un range abbastanza ampio. Agli estremi c’è chi vuole persino modificare il proprio DNA. Quello che io considero gli elementi più importanti sono in primis la self quantification, ovvero conoscere sé stessi dal punto di vista fisico e mentale. È necessario capire da dove si parte e conoscersi perché non ci sono delle soluzioni che funzionano per tutti. Ogni persona ha una risposta diversa ad uno stesso intervento.

Poi c’è alimentazione. Quello che ho apprezzato nella dieta Bulletproof è che ci sono alimenti generalmente sopportabili per tutti, altri che sono un no per tutti ed infine altri che dipendono dall’individuo. Può esserci un alimento che va bene per te ma non per me e viceversa. Ci sono poi tante cose che sono borderline tra scientifico e “mistico”, ovvero non provato. Ma è sempre stato così, prima emergono dei risultati e poi la scienza li valida o meno. Molti, nel mondo del biohacking, non vogliono aspettare che una teoria venga validata tra dieci anni, perché non servirà più. Quindi, si tenta di testare su sé stessi gli effetti dei vari interventi.

Poi c’è l’esercizio fisico, che attualmente ha subito un grosso impatto commerciale. Anche qui è necessario trovare il proprio bilanciamento. Io, ad esempio, mi allenavo troppo. Dipende dagli obiettivi. Se vuoi essere un body builder o un maratoneta dovrai fare i conti con gli effetti collaterali. Se vuoi rimanere in forma e in salute, ci sono metodi generalmente applicabili a tutti e senza effetti collaterali. Io sto seguendo al momento il metodo slow training. In 20 minuti a settimana alleno tutto il corpo. Sembra straordinario, ma anche qui ci sono effetti “collaterali.” Pensate alla perdita dell’elemento sociale della palestra, che per alcuni è fondamentale. Secondo me, l’obiettivo di un biohacker per quanto riguarda l’allenamento dovrebbe essere massimizzare il proprio stato di fitness. Ovvero, come definito dal dottor Doug McGuff, la differenza tra il minimo che sono in grado di fare [in termini di prestazione] ed il massimo. Se massimizzi questo range puoi essere definito fit. Se il minimo che puoi fare equivale al massimo, sei praticamente morto.

Poi c’è la qualità del sonno. Non tanto la durata, che dipende da tanti fattori come i livelli di stress e l’attività che si è svolta. Puoi dormire 6 o 9 ore in base alle necessità. L’importante è un ritmo biologico ben allineato. Ci sono degli hack appositi: guardare il sole del mattino ed evitare la luce blu di sera. Rispettando i ritmi circadiani ci si addormenta e ci si sveglia senza problemi. Provare non costa nulla. Forse è necessario sacrificare alcuni aspetti della vita, ad esempio il lavorare fino a tardi o uscire tutte le notti. Anche qui, è necessario comprendere i costi e i benefici. Se il mio corpo vuole riposare e io non glie ne do l’opportunità ne subirò le conseguenze. Per fare un’analogia, io conosco i risultati dell’eccesso di carboidrati sul mio corpo: spossatezza, poca brillantezza e nebbia mentale. Lo stesso vale per il sonno.

Il controllo dello stress è l’ultimo pilastro. Non si chiede a nessuno di diventare un monaco buddista ma è necessario conoscere la propria mente ed agire su di essa per controllarla al fine di raggiungere uno stato di presenza o mindfulness, che può essere raggiunto tramite la meditazione. Quello che definiamo comunemente stress ha effetti concreti sul fisico e genera stress ossidativo e infiammazione. Prevenire la cascata di eventi dovuti allo stress diventa cruciale per la salute. Pensate che persino le notifiche del vostro telefono generano uno stress rilevante che va controllato. Lo stress distrugge il ciclo sonno-veglia e quello del cortisolo.

Qui il biohacking diventa un modo per fare i conti con la realtà. Purtroppo, siamo esseri preistorici in un’epoca moderna ma tornare indietro ai tempi delle caverne non è possibile. Però dobbiamo gestire quello che ci succede intorno. L’avanzamento tecnologico ci ha portato tanti benefici ma anche tanti effetti collaterali. Pensate ai viaggi aerei e ai danni che possono fare sulla vostra biologia le onde elettromagnetiche o le luci artificiali.

Quali sono gli elementi accessori?

Esistono tool e gadget di tutti i tipi. Bracciali, collane, sensori, che possono essere più o meno validi. Io utilizzo i binaural beats per stimolare il cervello e sviluppare una certa frequenza delle onde cerebrali. Ecco un perfetto esempio di biohacking: alterando l’ambiente esterno con questi suoni si può modificare l’attività del proprio cervello. Altri esempi sono l’elettrostimolazione neurale che permette di alterare i propri stati mentali e facilitare concentrazione e creatività. Oltre ai gadget, ci sono i nootropi o smart drugs. Sono supplementi naturali o sintetici che generano benefici mentali o emotivi. Il più famoso è la caffeina. I più curiosi intraprendono un percorso per scoprire cosa c’è dietro i meccanismi che rendono le sostanze come la caffeina efficaci. Un biohacker pensa a come può intervenire su questi meccanismi e trovare un modo per migliorarne ancora di più gli effetti. Un esempio pratico è associare la teanina alla caffeina per ottenere un’azione sinergica. Un altro è associare pepe nero alla curcuma per aumentarne la biodisponibilità.

Esistono delle linee guida dalle quali cominciare?

Per quanto riguarda l’alimentazione è necessario sperimentare, ma esistono degli alimenti che devono essere evitati da tutti. Un buon punto di partenza è la dieta Bulletproof che raggruppa i cibi in tre categorie. Indicando i cibi che devono essere assolutamente esclusi, altri che generalmente sono accettati ed altri sui quali è necessario indagati di persona. Poi si può sperimentare con la Paleo dieta e il digiuno intermittente. Integrare col magnesio potrebbe essere consigliabile a tutti. Evitare la luce blu-verde di sera è assolutamente critico. Figurati che io uso le candele quando posso! Limitare lo stress è un altro cardine.

Dopodiché si passa alla ricerca e alla sperimentazione su sé stessi. Si fanno passi avanti e indietro al fine di trovare sempre qualcosa di meglio, ma senza ossessionarsi sui minimi dettagli. Trovate quello che funziona per voi e che richiede uno sforzo non eccessivo. Trovate gli interventi che vi danno i massimi risultati col minimo sforzo e ricordate la legge di Pareto: l’80% dei risultati viene dal 20% degli sforzi. Continuate a ricercare ed espandete la vostra mente, anche in direzioni non convenzionali. Siate critici e verificate sempre le informazioni che ricevete.

Parlaci di Biohackers Italia

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Dagli Stati Uniti ho esportato il biohacking a Dubai dove ancora sono organizzatore di biohacking UA. In Italia ho creato il gruppo di biohackers Italia assieme a Maura e Simone. Il logo è identico nel mondo, perché tutti i gruppi di biohacker mondali sono uniti e coordinati. Si faranno attività congiunte e si condivideranno risorse e speaker. Siamo nati come meetup ma siamo presenti anche su Facebook con una pagina ed un gruppo. Siamo anche nel gruppo Bulletproof Italia ed esiste il sito relativo. Il nostro obiettivo è rendere fruibili informazioni in lingua italiana, per estendere l’accesso a tutti. Ci siamo incontrati a Milano già due volte e puntiamo a farlo sempre più spesso. Si parla e si condividono esperienze. É poi una bellissima opportunità di networking e si incontrano persone con cui collaborare nella vita. Restando nel biohacking, il gruppo è un modo per iniziare e approfondire il proprio percorso insieme ad altre persone con interessi simili. Ci teniamo a riunire tutta Italia sotto un unico bandiera. I progetti futuri sono tanti e siamo aperti ad iniziative e sponsorizzazioni.

Potete sentire anche un’intervista a Manlio (in inglese) su un podcast internazionale qui.

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Disclaimer: Nè io nè Manlio siamo dottori, le informazioni qui fornite sono pubblicate con uno scopo puramente divulgativo, pertanto non possono sostituire in alcun caso il parere di un medico (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione). Prima di far uso di qualsiasi sostanza o intraprendere regimi alimentari chiedete il parere di un medico con la mente aperta. Non ci riteniamo responsabili dei risultati o le conseguenze di un qualsiasi utilizzo o tentativo di utilizzo di una qualsiasi delle informazioni pubblicate. Nulla su Avocado tree può essere interpretato come un tentativo di offrire un’opinione medica o in altro modo coinvolta nella pratica della medicina.

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