Cos’è la dieta carnivora

È il 1946 quando l’esploratore canadese Vilhjalmur Stefansson rilascia il libro “Not by bread alone”, in cui dettaglia i risultati di un esperimento condotto nel 1928 in cui lo stesso Stefansson, assieme Karsten Andersen decidono di seguire una dieta che prevede solo carne e acqua.

L’idea di sperimentare questa dieta venne a Stefansson durante il suo soggiorno tra gli Eschimesi. Queste popolazioni seguivano una dieta composta quasi esclusivamente da prodotti animali quali pesce, mammiferi marini come le foche e mammiferi terrestri come i caribù. Questa popolazione godeva di ottima salute, pur essendo agli antipodi di quella che veniva già allora considerata una dieta bilanciata, ovvero che comprendesse una buona parte di alimenti di origine vegetale.

L’esperimento di Stefansson fu un successo. Come riportato nel libro e nella sua estensione “The Fat of the Land” del 1956. L’esploratore e il suo compagno di avventure mantennero una salute ottimale fino al termine dell’esperimento.

Oggi, a distanza di più di 80 anni, una dieta così definita “carnivora” è tornata alla ribalta e la sua adozione sta crescendo esponenzialmente. Cerchiamo di far luce su cos’è e come viene definito questo stile alimentare e, soprattutto, quali sono gli effetti sull’uomo.

La dieta carnivora

Si definisce dieta carnivora una dieta composta esclusivamente da alimenti di origine animale: carne, pesce, uova, latte e derivati fanno tutti parte della dieta carnivora. Per abbracciare il mondo Paleo, alcuni, me compreso, escludono i latticini da questa definizione. Mentre sono decisamente esclusi tutti i prodotti di origine vegetale: verdure, erbe e spezie comprese. Ma perché escludere le piante? Ci sono due ragioni: la prima riguarda l’eliminazione di una classe di cibi potenzialmente dannosi e la seconda riguarda l’incremento di alimenti dall’elevata densità nutrizionale.

Eliminare le piante

Mangiare tanta frutta e verdura! Vi sarete sentiti ripetere come un mantra. D’altronde frutta e verdura -escludo cereali e legumi, di cui abbiamo parlato già tanto- sono fonte di una vasta gamma di nutrienti come vitamine, minerali e polifenoli. Sulla carta gli alimenti perfetti. Quello che non viene mai menzionato, però, è che le piante non vogliono essere mangiate. Mentre i mammiferi hanno sviluppato la capacità di scappare e combattere con una vasta gamma di corazze, artigli e zanne, le piante hanno adottato una strategia diversa: la guerra chimica. La maggioranza delle sostanze che vengono prodotte dalle piante e che noi chiamiamo principi fitochimici non sono altro che agenti tossici sviluppati per scoraggiare i predatori. A partire da piante all’apparenza innocue, come la lattuga, tutti i vegetali sviluppano composti con azioni che vanno dalla battericida alla antifunginea, fino alla capacità di bloccare il sistema nervoso dei mammiferi. Grazie a milioni di anni di evoluzione, però, il nostro corpo è in grado di metabolizzare queste sostanze e renderle innocue. Ma allora, perché dovremmo preoccuparci? In primo luogo, non tutti riescono a gestire le tossine presenti nelle piante in modo adeguato. In questo caso la minima esposizione ad una sostanza può danneggiare direttamente un certo tessuto, come l’intestino, e inondare il sangue. In secondo luogo, il corpo potrebbe non essere in grado di gestire l’enorme quantità di tossine che vengono assimilate. Ricordiamoci che il nostro corpo deve detossificarsi a ritmi molto più serrati rispetto ad un tempo. Siamo sotto attacco continuo di smog, tossine nell’aria, campi elettromagnetici non nativi, luci artificiali, cibo spazzatura e non naturale. Il risultato è un eccesso di stress, che rende difficile al nostro organismo contrastare le tossine vegetali ingerite. Curiosamente, in uno stato naturale e se non in eccesso, queste tossine hanno un effetto ormetico sull’organismo. Ovvero, causano uno stress abbastanza lieve da permettergli di reagire e renderlo più resistente. Ma di questi tempi il pericolo è, appunto, uno stress così forte da esaurire le capacità di detossificazione e quindi essere deleterio.

Esempi di tossine sono l’acido ossalico, presente in cavoli e spinaci che possono causare calcoli renali; solanina presente nella famiglia delle solanacee (tra cui pomodori e melanzane) in grado di causare permeabilità intestinale; lectine e saponine.

Per maggiori dettagli in materia vi invito a consultare “The Plant Paradox” del Dr. Steven Gundry.

Vitamine, minerali e antiossidanti

Certo, ci saranno delle tossine, ma non è forse il prezzo da pagare per ottenere tutte le vitamine, i minerali e gli antiossidanti di cui abbiamo bisogno? Non proprio.

Tutte le vitamine presenti nelle piante possono essere assunte tramite alimenti di origine animale. Persino la vitamina C, associata unicamente alle piante, è presente in ostriche e fegato. Anche con introiti inferiori di vitamina C, seguendo una dieta carnivora, detta anche ZC (zero-carb) non si rischia alcuna deficienza. Questo perché glucosio e vitamina C competono per gli stessi transporter (Glut) nelle cellule. Paradossalmente, maggiore il consumo di carboidrati, maggiore il fabbisogno di vitamina C. Con una dieta a zero carboidrati il fabbisogno giornaliero di questa vitamina è molto più basso rispetto alle linee guida.

Più in generale, quando si parla di vitamine nelle piante, per qualche motivo, vengono inclusi anche i precursori delle stesse. Ma le cose non stanno proprio così. Ad esempio, il beta-carotene viene convertito in vitamina A con un rapporto di 12 a 1 [1]. Ne dovete mangiare di carote per ottenere un quantitativo accettabile di vitamina A!

Per concludere sulle vitamine, alcune, come la K2, e la già menzionata A, sono presenti solo in alimenti di origine animale.

I minerali sono invece presenti in buone quantità nei vegetali. Quello che non viene menzionato è però che tra le diverse sostanze chimiche presenti nelle piante ce ne sono alcune, come l’acido fitico, che ne inibiscono l’assorbimento. I semi di zucca sono pieni di zinco su carta, ma di fatto a causa dell’elevato contenuto di fitati questo non viene assorbito. Tralasciando l’assorbimento, resta valida la possibilità di assumere un elevata quantità di minerali da alimenti di origine animale come brodo d’ossa, cartilagine ma anche frattaglie e soprattutto crostacei e molluschi.

Gli antiossidanti, come i polifenoli, sono un punto che abbiamo già analizzato in passato. Nella prospettiva quantistica, queste sostanze non sono altro che donatori di elettroni. Per nostra natura, non abbiamo bisogno di ingerire questi elettroni ma possiamo, in maniera più efficace ed efficiente, raccoglierli dalla terra tramite l’earthing, al quale ho già dedicato ampio spazio.

La superiorità degli alimenti di origine animale

Sotto ogni punto di vista, i cibi animali sono superiori a quelli vegetali. L’assenza di anti-nutrienti, e la presenza di tutti i nutrienti essenziali ad alta biodisponibilità li rendono, di fatto, il cibo di elezione dell’essere umano. Con buona pace dei vegani. Per sfatare un mito, come mostra l’immagine sotto, il nostro apparato digerente assomiglia molto di più a quello di un carnivoro che a quello di un erbivoro.

apparato-digerente-uomo
L’apparato digerente dell’uomo a confronto con erbivori e carnivori

Macronutrienti

Per definizione, gli unici macronutrienti in una dieta carnivora sono proteine e grassi (tralasciando il glicogeno accumulato nei tessuti animali). Questo significa che parliamo di una dieta chetogenica, sulla quale trovate molte risorse e non mi dilungherò per ragioni di spazio. Su come bilanciare i due macronutrienti rimasti, invece, è importante rimarcare che i tagli grassi di carne o pesce devono farla da padrone. I grassi forniscono l’energia e non possono mancare, è impossibile sopravvivere mangiando solo filetto. Come per una normale paleo dieta, salvo non si cerchi di dimagrire, si mangia a sazietà.

Cosa mangiare?

Carne preferibilmente grass-fed e pesce pescato. Come dicevamo, tagli grassi come le entrecote (ribeye) la fanno da padrone. Per ottenere tutti i nutrienti è necessario poi, secondo me (c’è un dibattito in corso su chi segue questa alimentazione), consumare anche organi animali, su tutti fegato, con regolarità. Poi crostacei e frutti di mare come le ostriche per il prezioso DHA. Il brodo d’ossa e il midollo sono ottimi per fare il pieno di minerali. Le uova sono incluse.

Cosa non mangiare?

Tutti i vegetali e i cibi di origine vegetale, compresi gli olii quali l’olio di oliva o di cocco.

Ma le fibre?

Nonostante la propaganda, gli ultimi studi dimostrano come non ci sia alcun beneficio intestinale nel consumo di fibre. Al contrario, come mostrato sotto, una dieta priva di fibre è in grado di risolvere problematiche legate all’intestino.

fiberreductioneffects
immagine da: http://dietshack.weebly.com/fiber.html

Perché diventare carnivori?

Non c’è nulla di intrinsecamente sbagliato nel consumare alimenti di origine vegetale, lo abbiamo fatto nel corso della nostra evoluzione. Ciò che è cambiato l’ambiente in cui viviamo. Mentre un tempo le tossine presenti nelle piante erano uno dei pochi fattori di stress per il nostro organismo, che riuscivamo a gestire senza problemi, oggi queste tossine sono uno degli innumerevoli stress ai quali siamo sottoposti: cibo spazzatura, onde elettromagnetiche non native, luci artificiali, smog… sono tutti fattori che richiedono un lavoro estenuante di detox da parte del nostro organismo. Eliminare uno di essi, le piante, dall’equazione, può essere per alcuni di noi di grande beneficio, sollevando l’organismo dall’onere di affrontare queste sostanze potenzialmente dannose. In altre parole, la dieta carnivora è essenzialmente una dieta di eliminazione di fattori potenzialmente nocivi, così come lo è la paleo dieta. Se alle calorie delle piante sostituiamo quelle da cibi animali, in più, il contenuto di nutrienti disponibili aumenta considerevolmente!

Quali sono i benefici?

Ridurre lo stress sull’organismo significa da una parte ridurre l’infiammazione e avere più energia grezza a disposizione. Nella prospettiva bioenergetica, l’energia è tutto per il nostro organismo. Così siamo in grado destinare questa energia dove serve: cervello, muscoli, sistema immunitario, etc.

La dieta carnivora si è poi dimostrata anche ideale per trattare patologie autoimmuni. Infatti, è possibile vederla come un’estensione del protocollo autoimmune della paleo dieta, dove solo alcune piante vengono eliminate. Escludendo tutte le tossine, si può invertire il processo di degenerazione intestinale, o Leaky gut e ristorare un equilibrio nel sistema immunitario.

La dieta carnivora è per tutti?

Come ripeto spesso, non esiste una “dieta ideale” per tutti. Ognuno ha le sue caratteristiche genetiche, epigenetiche e ambientali che obbligano ad un approccio personalizzato. Ricordiamoci che n=1, ovvero ognuno può avere effetti diversi dallo stesso stimolo o gli stessi effetti da stimoli diversi. È necessario prendere in mano la propria salute e diventare “cittadini scienziati” e sperimentare su sé stessi gli effetti dei diversi interventi alimentari. Non aspettatevi che qualcuno vi dia la ricetta della dieta perfetta, perché non esiste. Coloro che vogliono sperimentare la dieta carnivora dovrebbero farlo senza timori, ma dopo essersi documentati a dovere. L’importante è non farsi cogliere dalla paralisi decisionale o dalla paura di sbagliare. Sbagliare è giusto, perché senza errori non potremmo proseguire verso un percorso di salute ottimale. Le storie di successo riportano miglioramenti di svariate patologie, diminuzione dell’infiammazione e dei dolori, guarigioni da malattie autoimmuni, IBS, più energia, dimagrimento e incremento di massa muscolare.

Insomma, questa nuova “moda” della dieta carnivora potrebbe essere una piacevole novità per molti. Provare per credere.

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Riferimenti

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19391462

https://ods.od.nih.gov/factsheets/VitaminA-HealthProfessional/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3435786/

http://dietshack.weebly.com/fiber.html

Un pensiero riguardo “Cos’è la dieta carnivora

  1. E’ a parer mio un approccio estremo questo della 100% carnivora che fallisce il primo requisito di ogni buona abitudine alimentare, quello della sostenbilità nel lungo periodo.
    La vedo perseguibile solo per un breve periodo o in alternativa per persone con varie problematiche che trovano nel presunto effetto terapeutico una ragione per aderirvi più a lungo.

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