La sfida Stoica – parte III

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Il giorno ventuno è stato molto profondo per me. La Simpateia è quel concetto di “connessione col mondo” che è uno dei pilastri della filosofia stoica. Tutto è connesso anche se spesso ce lo scordiamo. Per pensarci profondamente sono andato in uno dei posti più affollati della mia città. Guardando le persone dall’alto ci si accorge che tutto è insieme in movimento. All’unisono il mondo scorre intorno e al nostro interno. Mentre mi trovavo su questo piccolo ponte a contemplare si è alzato il vento.

Il giorno ventidue ti richiama all’umiltà. Chiedi aiuto a qualcuno. Cosa significa? Significa trovare qualcosa in cui hai difficoltà e semplicemente chiedere una mano. Spesso per arroganza ma altrettanto spesso per timore si ha paura di rivolgersi agli altri. Oggi no, oggi devi chiedere aiuto superando orgoglio e paura. Io ho deciso di chiedere aiuto per il blog.

Giorno ventitré: scrivi alcuni passaggi da “A sé stesso” di Marco Aurelio. L’imperatore romano è stato uno dei più grandi esponenti dello stoicismo ai suoi tempi. Ancora oggi le sue riflessioni sono alla base del pensiero stoico moderno e non possono mancare nella biblioteca di chi inizia questo percorso. Nella prova di oggi si chiede di scrivere brevi frasi -che sono in realtà concentrati di saggezza- al fine di poterle internalizzare davvero. C’è un potere nella scrittura che non va sottovalutato. Tra le citazioni che ho trascritto ce n’è una che mi ha colpito più di tutte: “Non avere ribrezzo, non capitolare, non sentirti un malcapitato se ciascuna tua azione non è un condensato di retti giudizi. Se ti sei stornato da essi, ritorna alla filosofia ed esulta se la maggior parte di quelle azioni è stata da uomo”

Nel giorno ventiquattro non devi leggere o ascoltare le news. Questa prova mi viene naturale perché raramente ascolto i media. Inizialmente si può pensare che questo ci renda non informati sul mondo, la realtà è che tutto quello che ci viene comunicato è solo una versione distorta, spesso con un’agenda dietro.

Il giorno venticinque prevede che tu ti renda ridicolo. Mi spiego meglio, letteralmente, dovresti indossare i tuoi abiti peggiori per comprendere due cose: la prima è che sentirsi in imbarazzo per qualcosa di così insignificante è solo uno spreco di energie e la seconda è che probabilmente sarai l’unico a notare come sei vestito. Non è necessario indossare vestiti consunti per superare questa prova, ma è sufficiente andare all’essenza e fare qualcosa che ti mette -senza motivo come vi dicevo- a disagio. Confesso che non ho affrontato questa sfida oggi, ma quello che intendo fare è indossare i miei Blue blockers in pubblico.

Il giorno ventisei è fatto per la connessione con gli altri esseri umani. Alza il telefono e chiama tre dei tuoi amici più cari, dicendogli apertamente che sarai lì per loro. A pensarci, può sembrare socialmente strano, e probabilmente lo è, ma in fondo una cosa del genere può essere comunicata anche in maniera indiretta e naturale. Così ho deciso di fare. Ho preso il telefono e chiamato due dei miei migliori amici, semplicemente per il piacere di parlare con loro. Al termine delle conversazioni -durate più di un’ora- mi sono sentito decisamente meglio, ho ristabilito quella connessione che spesso finiamo per trascurare e soprattutto sono riuscito ad esprimere i miei sentimenti in maniera diretta, semplicemente dicendo ti voglio bene, o sarò sempre presente per te. Per la terza persona -un gruppo in realtà- ho fissato un incontro dopo mesi.

Giorno ventisette: non preoccuparti delle cose che non puoi controllare. L’invito è a fare una lista di situazioni che causano stress e a separarle in due categorie: cose che posso controllare, per le quali stabilire un piano d’azione per la risoluzione, e cose che non posso controllare. Queste ultime devono essere accettate per come sono, senza pensarci troppo. Che senso ha stressarsi se oggi piove? Può cambiare le cose? Di certo no, non resta che prendere l’ombrello e uscire lo stesso.

Giorno ventotto: scrivi tre obiettivi per la prossima settimana, mese e anno. Non è facile definire i propri obiettivi e definire con concretezza i propri sogni. Questo è quello che spesso li relega ad essere tali. Quando devi sforzarti a mettere su carta i tuoi desideri, inizi a pensare a quello che è necessario fare. Quando riesci a darti un limite di tempo, soprattutto, inizia la realizzazione. Troppo spesso lasciamo i nostri obiettivi vagare nella mente e non stabiliamo la direzione.

Giorno ventinove: tre cose che faresti se non dovessi preoccuparti dei soldi. Al momento almeno, mi considero poco interessato alla ricerca della ricchezza per sé.  Casa, macchina, oggetti non sono quello che davvero mi interessa. La mia relazione con i soldi è di rispetto: sono soddisfatto del non dovermi preoccupare di arrivare a fine mese, ma allo stesso tempo non sento il bisogno impellente di accumulare ricchezza. In questa sfida le tre cose che farei sono: dedicarmi a tempo pieno al blog, viaggiare per il mondo e, semplicemente, rilassarmi quando e come voglio. Come diceva quel ritornello: “la vita è semplice.”

Il giorno trenta sancisce la fine della sfida stoica. È il momento di mettere da parte se stessi e pensare al prossimo. In questa prova devi aiutare la comunità, con un gesto semplice o grande, l’importante è donare. Non necessariamente denaro o beni materiali, ma anche se stessi. Quello che ferisce l’alveare ferisce anche l’ape. Siamo tutti parte dello stesso mondo.

Epilogo

Lo studio della filosofia è un elemento importante nella vita degli esseri umani. Non parlo del generale concetto di filosofia che viene insegnato a scuola. Parlo di un’esplorazione personale, intima, che ha come fine ultimo quello di risvegliare la coscienza dell’individuo. Ma ancora più importante è mettere in pratica i principi che si studiano. Vivere secondo tali principi è l’unico modo farli proprio e di comprendere se davvero sono validi. Questi principi diventano il “sistema operativo” con il quale condurre la propria esistenza e ai quali ritornare per mantenere la rotta, come una bussola che guida il navigatore lungo il suo viaggio.

Questa sfida mi ha cambiato, perché solo tramite l’azione di può cambiare, e mia ha dato un nuovo strumento di navigazione che porterò con me per sempre.

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